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Strategie produttive europee

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Messaggio Da karme70 il Sab Mar 03, 2012 8:48 pm

Promemoria primo messaggio :

Sta FIat marpionne made fa sempre più ribrezzo. Comportamenti vomitevoli. In quanto alla tipo dobbiamo considerare che è proprio il pianale tipo-tempra che è servito da base per dedra e 155. QUindi è proprio molto naturale che studiassero qualche alternativa sportiva su quel pianale. In fondo è un buon pianale e l'estrema semplificazione dell'ancoraggio degli accessori lo rende molto "plasmabile" per diverse soluzioni. In quegli anni la 155 spopolava in pista ma se ci pensate il pianale era quello di un'auto progettata per il tutto avanti e per destinare spazi immensi a passeggeri e bagagli. Alla fine a parte motore e pilota davanti girava in pista con 6 metri cubi di aria dal sedile al rivestimento posteriore ! La 75, con la trazione posteriore era più equilibrata ...magari un pò più scomoda per una famiglia!


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rama
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Re: Strategie produttive europee

Messaggio Da rama il Lun Giu 05, 2017 5:14 pm

Possono venderla ai cinesi. Credo che con la Brexit cambierà qualcosa.
Immagino che se produci la macchina nel Regno Unito la vendi, se la importi pagherai tasse, tasse alte. Ricordo che il Regno Unito acquista più di quanto esporta.

Questo per dire che siamo troppo permissivi un inasprimento dei dazi renderebbe più competitivi i prodotti italiani o CEE.
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karme70
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Re: Strategie produttive europee

Messaggio Da karme70 il Lun Giu 05, 2017 6:25 pm

Per venderla la Volvo è già venduta da un pezzo........in merito ai dazi ...è un'arma a doppio taglio......


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rama
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Re: Strategie produttive europee

Messaggio Da rama il Mar Giu 06, 2017 9:19 am

Intendevo vendere le singole automobili, non l'azienda completa che è già cinese.

Riguardo ai dazi c'è dire che per vendere in Cina 10 borsette, fatte in Cina, non possiamo mettere in ginocchio un intero paese.
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Re: Strategie produttive europee

Messaggio Da michele131cl il Ven Ago 25, 2017 3:05 pm


Fca studia un’alleanza con Vw
I due gruppi trattano una collaborazione nella produzione di veicoli leggeri. I colloqui tra il Lingotto e la casa tedesca sarebbero allo stadio iniziale. Intanto gli analisti valutano tutti gli scenari, tra cui l’ipo di Magneti Marelli e Comau

Mentre la Cina scalda i motori su Fca , quest’ultima sta trattando con Volkswagen per una partnership nei veicoli leggeri. Arriva dunque dalla Germania la novità del giorno per casa Agnelli. Il Wall Street Journal ha rivelato ieri che il gruppo guidato da Sergio Marchionne avrebbe avviato colloqui con Volkswagen per la produzione di veicoli leggeri. Le trattative sarebbero a uno stadio iniziale. Va notato che Fiat Chrysler lo scorso anno ha lanciato un pick-up di medie dimensioni, il Fullback, che compete con la Volkswagen Amarok. La casa tedesca dal canto suo preme per rieditare il suo modello soprattutto alla luce della collaborazione di Daimler con Nissan. La partnership tra Fca e Volkswagen in questo ambito darebbe a Fiat l’accesso alla tecnologia di Vw. Fiat Chrysler ha un veicolo simile al Volkswagen Caddy, il Doblo, che ha anche una versione americana, il Ram ProMaster. Volkswagen e Fiat Chrysler potrebbero quindi valutare di mettere Caddy e Doblo sulla stessa piattaforma.

I colloqui in corso con Volkswagen hanno contribuito a sostenere ieri le quotazioni di Fca , che a Piazza Affari ha toccato il nuovo massimo storico a 12,51 euro chiudendo in rialzo del 3,13%. I movimenti azionari delle ultime settimane sono stati bruschi e con volumi considerevolmente superiori alla media, motivo per cui la Consob ha acceso un faro. L’authority starebbe monitorando gli scambi da una decina di giorni. Negli ultimi 12 mesi le azioni Fca hanno più che raddoppiato il loro valore e la crescita nell’ultimo trimestre è stata superiore al 25%. Consob punta a verificare l’eventuale presenza di abusi di mercato.

Quel che è certo è che in questo periodo non accennano ad placarsi le indiscrezioni intorno a Fca , con il paradosso che il mercato sembra oggi stupirsi di ipotesi che in realtà circolano da mesi intorno al Lingotto. L’ultimo scenario riguarda la possibile quotazione di Magneti Marelli e/o Comau, due controllate che da tempo non sono più considerate interne al core business del gruppo. Era stato proprio Marchionne a luglio a ribadire la volontà di fare pulizia di tutte le attività non strettamente automobilistiche. Il gruppo negli anni ha optato prima per la valorizzazione di Cnh e l’anno scorso per quella di Ferrari , entrambe scorporate e poi quotate. Per questo una delle soluzioni da sempre sul tavolo di azionisti e management è proseguire su questa strada e procedere all’ipo di altri asset. Tanto più che le trattative con Samsung per cedere Magneti Marelli non sono andate a buon fine. L’ipotesi di spin-off dei componenti è ritenuta credibile dagli analisti. Riguardo alla tempistica, non si può escludere che l’annuncio dell’operazione possa avvenire in tempi rapidi per poi materializzarsi nel secondo o terzo trimestre del 2018. Mentre è visto più in là nel tempo lo spin-off di Maserati e Alfa Romeo, vista la fase ancora iniziale di rilancio del marchio del Biscione.

In particolare ieri è stata Banca Akros ad approfondire il tema Fca con un report in il target price sul titolo è stato rivisto da 13 a 16,5 euro. «Crediamo che Magneti Marelli, per cui stimiamo ricavi quest’anno pari a 8 miliardi e un ebitda di circa 800 milioni, sia un business maturo con buoni flussi di cassa che può essere scorporato subito con un debito di circa 2 miliardi e un beneficio equivalente sulla posizione debitoria di Fca », si legge nella nota. Gli analisti di Banca Akros valutano Magneti Marelli 3,4 miliardi (4,3 volte l’ebitda stimato per il 2017). «Crediamo che lo spin-off di questa società possa aggiungere almeno 1,2 euro per azione per Fca », calcolano. «Anche Comau è un’attività matura che può essere scorporata relativamente nel breve termine. Al momento valutiamo Comau 0,6 miliardi, ma ricordiamo che la cinese Midea ha acquistato la tedesca Kuka pagando 16 volte l’ebitda di un anno fa. Se valutiamo Comau 10 volte l’ebitda, arriviamo a un valore di 1,1 miliardi e alla creazione di 0,6 euro per ogni azione Fca ». Insomma, conclude il report, «se valutiamo Fca considerando che può vendere/scorporare i suoi asset/marchi uno per uno, si può facilmente raggiungere un fair value di 20 euro per azione. Quindi abbiamo fissato un nuovo prezzo obiettivo a 16,5 euro perché vogliamo tener conto al 50% uno scenario simile».
Tutto ciò mentre restano sullo sfondo gli appetiti dei cinesi di Great Wall, che nei giorni scorsi hanno manifestato interesse per l’acquisto in particolare del marchio Jeep, anche se successivamente hanno precisato di non aver ancora contattato i vertici di Torino. (riproduzione riservata)

https://www.milanofinanza.it/news/prove-di-alleanza-tra-fca-e-volkswagen-201708241800048899
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Re: Strategie produttive europee

Messaggio Da michele131cl il Gio Ott 19, 2017 5:56 pm



Gruppo PSA Con la Brexit, tagli alla Vauxhall

Che a far le spese dell’acquisizione delle attività General Motors in Europa da parte della Psa sarebbero stati prima di tutto gli stabilimenti inglesi (a marchio Vauxhall), lo hanno pensato tutti, subito dopo il varo dell’operazione. Le ipotesi, complice la Brexit, iniziano però ora a tradursi in realtà: dopo le prime indiscrezioni, è arrivata la conferma dell’intenzione del gruppo francese di tagliare 400 posti di lavoro nel Regno Unito e, in particolare, nell’impianto di Ellesmere Port, i cui costi di produzione sarebbero significativamente più alti rispetto a quelli di analoghe fabbriche francesi. La struttura, che si trova nel Nord-ovest dell’Inghilterra, per la Psa necessiterebbe di una bella sforbiciata della manodopera per aumentare la propria competitività, se intende garantirsi un futuro in un quadro di mercato molto complesso.

Dopo il 2021. La diminuzione del personale, che avverrebbe su base volontaria, consisterebbe nella diminuzione di circa un quarto dell’attuale forza lavoro, stimata in 1.667 persone. Ellesmere Port è una delle due strutture oggi impiegate per la fabbricazione dell’Astra (la seconda si trova a Gliwice, in Polonia), la cui produzione è però destinata a terminare nel 2021: e la PSA ha già annunciato che, dopo quella data, non ci sono piani per continuare l’attività nel sito inglese, la cui sopravvivenza è già messa discussione dall’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europa, a regime nel 2019. Per i futuri modelli compatti e medi del gruppo, previsti per il 2020 e 2021, la scelta è già caduta sugli impianti di Sochaux e Mulhouse. Oggi, Ellesmere Port lavora già solamente al 65% del suo potenziale, per un totale di circa 120 mila esemplari l’anno: cifre che non giustificano i costi necessari a mantenere attiva la struttura. Al momento, invece, non si sono registrati annunci relativi al secondo impianto inglese ex-GM passato sotto il controllo della PSA, ovvero quello di Luton, dal quale escono i veicoli commerciali Vivaro.

Le proteste. La decisione ha, naturalmente, suscitato l’immediata reazione negativa dei sindacati, che hanno chiesto di aprire subito un confronto sul tema con la PSA e il Governo britannico. Al di là della prevista riduzione della forza lavoro, timori riguardano la possibilità che l’intervento possa preludere a una chiusura completa delle fabbriche della Vauxhall nel Regno Unito: secondo gli analisti, infatti, all’inizio del prossimo decennio potrebbe essere messa in discussione la sopravvivenza di tre delle strutture produttive del Gruppo (oltre a quella inglese, s’ipotizzano quella tedesca di Eisenach e quella spagnola di Villaverde). La produzione verrebbe spostata in altri impianti della PSA, le cui capacità produttive risulterebbero già sufficienti.


https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2017/10/16/gruppo_psa_con_la_brexit_tagli_alla_vauxhall.html





Polestar 1 Il primo modello del nuovo marchio



Dopo la foto in anteprima, la Polestar 1 debutta ufficialmente con un evento dedicato a Shangai. Con lei si consuma la separazione del brand Polestar dalla Volvo, dando vita a un marchio inedito che si occuperà esclusivamente di modelli premium elettrici ad alte prestazioni. Il futuro è qui, con la Polestar 1. Il primo modello del marchio, punta di diamante del Volvo Car Group, è in realtà un'emozionante e filante GT 2+2 ibrida, che sfodera 600 CV e 1.000 Nm. Le prestazioni, dunque, si preannunciano super, con uno 0-100 in soli 3,8 secondi, un dato importante, che però dice poco sul modello che entrerà in produzione a metà del 2019. Oltre a una vettura di elevata caratura che se la vedrà con Tesla e i brand tedeschi di pregio, la Polestar 1 rappresenta anche la visione futura (elettrificata ed elettrica) dei modelli del gruppo. La "numero 1" diventerà infatti la capostipite di una famiglia che, da qui al 2019-2020, vedrà altri due modelli avviati alla produzione, questi sì, totalmente elettrici: la Polestar 2, una berlina anti-Tesla Model 3 e la Polestar 3, una Suv sportiva di taglia medio-grande.

È una coupé sportiva 2+2, basata su una versione aggiornata della piattaforma Spa

Coupé 2+2. Torniamo però al presente, e a quel che vediamo. La Polestar 1 mostra alcuni stilemi in comune con i più recenti modelli Volvo, soprattutto nel frontale e nel cofano, oltre che all'interno. Nasce sulla piattaforma Spa, che ha dato origine alle Volvo più grandi, ossia le serie "60" e "90", ma con almeno il 50 per cento delle parti inedite. La sportiva è lunga quattro metri e 50 e, rispetto alla Volvo S90, ha un passo più corto di 32 cm, con uno sbalzo posteriore ridotto di 20 cm. Risultato, le proporzioni sono molto azzeccate. Internamente, i posti anteriori sono spaziosi, mentre quelli sul divano posteriore sono adatti solamente a brevi percorrenze. Piuttosto ampio il bagagliaio, che offre una buona capacità di carico, caratteristica ereditata dal marchio primigenio Volvo. La Polestar 1 è mossa da un due litri benzina anteriore quattro cilindri sovralimentato da 320 CV e da un sistema a doppio motore elettrico da 218 CV complessivi, accoppiato al centro del retrotreno da rapporti planetari: ogni unità elettrica agisce su ciascuna ruota, anche per quanto riguarda la funzione di Torque vectoring. Il tutto è supportato da uno Starter generator integrato e da due batterie, una sul tunnel e una posteriore trasversale. Ci si attende, quindi, una guida molto coinvolgente, veloce e precisa, grazie anche all'assistenza "elettrica". La trazione è integrale quando spingono insieme il motore termico e i due elettrici al retrotreno, posteriore se spingono solo questi ultimi. Parliamo di prestazioni: velocità massima autolimitata di 250 km/h, mentre in modalità puramente elettrica si possono raggiungere i 160. In questa situazione si possono coprire ben 150 km, una distanza che permetterebbe la maggior parte degli spostamenti medi a emissioni zero.

Fibra di carbonio. Prestazioni così interessanti si raggiungono solo grazie anche a una struttura il più possibile leggera. E quella della Polestar 1 fa di tutto per esserla: la carrozzeria, infatti, è realizzata in gran parte in fibra di carbonio, insieme ad alcune parti della scocca. Il che fa risparmiare ben 230 chili rispetto a una costruzione più tradizionale, con il vantaggio di poter alloggiare batterie più grandi e capaci. Raffinate le nuove sospensioni regolabili della Öhlins, il cui sistema si chiama Continuously Controlled Electronic Suspension (CESi). I freni, molto potenti, sono della Akebono, con pinze a sei pistoncini all'avantreno e dischi ventilati da 400 mm di diametro. Il cambio è un automatico a otto marce.

In abbonamento: ma per ora non in Italia. Prodotto di nicchia, la Polestar 1 sarà assemblata in quello che sarà l'avveniristico impianto cinese di Chengdu (realizzato grazie all'investimento complessivo iniziale di 640 milioni di euro da parte della Geely, proprietaria della Volvo), in un massimo di 500 esemplari l'anno. Ed esclusivo sarebbe il suo prezzo, se si potesse acquistare normalmente. Potrebbe costare dai 130.000 euro in su, ma in realtà Polestar ha previsto la formula dell'abbonamento con rata mensile (da definire), servizi compresi. E alla fine dei due o tre anni di utilizzo previsti, bisogna restituire la vettura o rinnovare il contratto. Ma nella lista dei Paesi in cui sarà commercializzata, online e nei Polestar Spaces, la Polestar 1 - Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Olanda, Norvegia, Germania, Svezia, Cina e Giappone - manca l'Italia. Probabilmente il nostro Paese rientrerà in un secondo tempo. Dipenderà anche dalla richiesta di vetture simili e dalle condizioni del mercato.


https://www.quattroruote.it/news/nuovi-modelli/2017/10/17/polestar_1_il_primo_modello_del_nuovo_marchio.html

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