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Storia di una 131

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Storia di una 131

Messaggio Da VidiV il Mer Set 14, 2011 1:40 pm

Dedicato a un entità materiale, capace di far provare emozioni e di far scorrere lacrime sul viso, di ammaliare e di stupire. Un oggetto, un amico, una favola.

Storia di una 131


Era dicembre. Una mattina gelida a Torino. La mia prima boccata d’aria a -2°C, la mia vita era partita male, molto male. Venni spostata da un uomo freddo e distaccato, le sue mani avevano toccato molte altre come me, e mi portò sopra ad un carro da trasporto veicoli, non mi ricordo più come si chiamano, di preciso. So solo che ero il primo, sulla parte alta. La sensazione era orribile, mi sentivo a disagio. Dietro me salirono altri fratelli e sorelle. La nebbia avvolgeva tutto, non distinguevo nulla, e poi, il mio muso era alquanto puntato in alto, non riuscivo a capire niente. Quando si mise in moto il grosso fiat sotto di me, non venimmo tutti scossi , nessuno si sentiva al sicuro.
Vi furono curve e semafori, la prima volta che li vedevo davvero, e il freddo mi avvolgeva completamente, sentivo i miei primi fruscii, e speravo che non avrebbero infastidito chi un giorno, si sarebbe preso cura di me. Imboccammo una di quella che veniva chiamata autostrada, e ci portava in direzione di una città che si chiamava Milano. Ha, non immaginate nemmeno quante cose ho imparato solo nelle prime ore della mia vita: si sorpassa a destra, si devono rispettare limiti, precedenze, distanze di sicurezza.. tante cose che tutti dicevano inutili per me, ma io ci credevo poco, ero curioso, e continuavo a scoprire e a capire.
Finalmente arrivammo a destinazione. Era una piccola concessionaria fiat, a qualche chilometro da Milano. Il freddo era pungente e poco dopo cominciò a cadere acqua dal cielo: ”Pioggia” la chiamavano gli uomini. Fecero scendere tutti i miei compagni di viaggio. Nessuno mi aveva rivolto la parola, nessuno si curava di uno come me. Per loro non ero altro che l’ultimo della lista, la versione base.. ero un sassolino sulle montagne per loro.
Mi fecero scendere dal camion, finalmente. Non vedevo l’ora di essere messo al coperto come era successo con gli altri. MA appena sceso, mi fecero mettere poco lontano dal parcheggio, vicino alla vetrina, fuori, al freddo e sotto una poggia sempre più forte. Ero solo, completamente solo, e decisi che sarebbe stato meglio dormire e aspettare e così mi addormentai.

Non ricordo quanto tempo passò, ma veni svegliato di colpo quando un tipo mi aprì di fretta la portiera e salì a bordo, girando di colpo la chiave vicino al mio piantone, e mi svegliò del tutto. Pretendeva pure di farmi andare al 100% subito, quello stupido, dandomi qualche profondo spintone sull’acceleratore. Urlai più volte dal dolore, nessuno mi aveva mai trattato così, e se questa era la prima volta, di certo non sarebbe stata neppure l’ultima. Mi controllò ovunque e poi si allontanò con il proprietario della concessionaria. I miei fratelli e sorelle ridevano di me, loro già sapevano che la mia vita sarebbe stata u inferno, soprattutto con un cliente come quello. Mi arresi all’evidenza,la mia vita stava per cambiare e non parlo solo delle marce purtroppo …
Due giorni dopo, tornò il tizio che mi aveva provato, un viso dal taglio duro, era uno che a quanto pare non gli importava di cosa aveva sotto il culo, ma che gli bastava poter andare in giro. Mi pentii di avere ragione. Era un rappresentante, non so di cosa, non mi importava, lo odiavo. Mi sfruttava senza ritegno, credeva forse di aver acquistato un auto da corsa? Non mi controllava l’olio, l’acqua dei lavavetri e quando era in coda non faceva altro che picchiare sul volante e suonare il clacson. Mi faceva viaggiare per chilometri e chilometri, in soli 6 mesi avevo già accumulato più di 25000 km. Ero sempre stanco e lui non lo capiva e mi portava sempre al limite, sempre al massimo. Poi, un giorno, facemmo un viaggio fino ad una città di nome Mantova. Un posto carino e tranquillo. Restammo qui per un paio di settimane, poi, arrivò la mia liberazione. Mi portò in un piccolo salone di auto nuove e usate. Non mi voleva più, mi vendeva!!! Era fantastico. Venni sistemato al coperto, in un angolo. Vicino a me, una mia parente, una vigorosa 130, grigio metallizzato, molto bella. Restammo chiusi nel salone insieme per poche settimane, faceva un caldo cane, ed eravamo solo a giugno. Parlammo del più e del meno. Lei era lì perché era morto il suo guidatore, un infarto, aveva detto, e visto che i figli non potevano permettersi un auto simile, decisero di rivenderla. Mi raccontava di come il suo proprietario se ne prendeva cura, di come la trattava e la lavava. Ci rimase di cera quando le dissi che vita facevo fino a poco fa. Poi, un giorno, arrivò nel parcheggio del salone un camioncino fiat rosso. Scesero in due, entrambi sulla quarantina, vestiti a malapena presentabili, e dalle condizioni del loro mezzo ero certo che non erano dei rappresentanti. La bella 130 mi disse subito che quelli volevano me, ne era certa, io invece ero di altro parere. I due vennero raggiunti dal venditore che passò subito a mostrare varie auto. Poi, uno dei due, mi indicò. Ero emozionato e impaurito allo stesso tempo. Avevo una tremenda paura di venie trattato di nuovo così male, e speravo che mi portassero via per trattarmi come era stata tratta 130. Un mix di sensazioni e paure si faceva largo tra i miei pistoni, sentivo la pressione del liquido dei freni schizzarmi e pulsarmi nei dischi e tamburi. Il piccolo gruppetto si avvicinò a me, e uno dei due uomini, un tizio alto e molto robusto, prese ad ispezionarmi rima da fuori, poi il cofano e infine si decise di salire. Era decisamente pesante., certamente oltre i 100 chili. Schiacciò la frizione, accarezzò pomello e volante mentre parlava con il venditore e il suo amico. Ricordo una domanda di quel giorno, che il massiccio uomo seduto al posto guida formulò al suo amico:
“ Che ne pensi, dici che questa macchina durerà abbastanza?”
“Vedrai che non ti darà mai problemi.”
“Se mi tratti come si deve, non ti deluderò mai” risposi.

E posso garantirvi che da allora non sono mai venuto meno al patto che strinsi in quel salone.
Fattosi dare le chiavi, l’uomo accese il mio piccolo cuore, e io scattai sull’attenti, nemmeno una frazione di secondo, appena il tempo del contatto, e il mio motore cantava, suonava, viveva. Tutti erano stupiti, ma quello che sarebbe diventato il mio proprietario non era solo stupito, ma era convinto, era soddisfatto era FELICE. Non avevo mai visto un umano felice per me.
Il pomeriggio stesso uscii dal salone, e venni portato nella officina sul retro per gli ultimi controlli prima della vendita e per una bella pulizia generale. Ero bello, pulito, fresco e quasi profumato. Quella sera, vicino a 130, non chiusi fanale. Me ne restai a sognare, a dubitare, a fremere dall’impazienza. La mattina seguente, l’uomo venne a ritirarmi. Ero felice. Salutai 130, nella speranza di poterla rivedere magari, un giorno, per le strade.
Piede leggero, mano sicura, innesti decisi ma mai violenti, freno appena accarezzato, e il volante era semplicemente coccolato dalle ruvide mani dell’uomo. 5 km di assoluta pacatezza, per la prima volta nella mia vita. Una passeggiata tranquilla e rilassante. E poi la sorpresa: mi trovai in una bella corte, semplice e piena di animali da cortile, un paio di cani e qualche gatto, e nientemeno che una 132 gialla che faceva capolino da uno dei due garage. Uno era vuoto, probabilmente quello dello camioncio, pensai, e invece no. Venni infatti parcheggiato subito nel box, che era giusto per me, argo abbastanza e fondo il giusto. La mia vanità aspettava che l’uomo si curasse al volo di me, ma non fu cosi. Però ricevetti la piacevole accoglienza di tre signorine, le figlie dell’uomo, che curiose mi setacciarono da cima a fondo, solleticandomi ovunque possibile. Ero forse diventata un auto da famiglia? Magari! Sarebbe stata una vita normale e felice. Invece le cose andarono molto diversamente. Quella sera , 132, mi disse che era lei la macchina di famiglia, e che io ero un nuovo acquisto, ero la nuova auto da lavoro del signor Emilio, proprietario insieme al fratello di una impresa edile. Probabilmente la mia vita era passata dalla “difficile” alla “impossibile”. Il panico mi accolse, ma prevalse la ragione e decisi che era meglio valutare prima di tirare conclusioni affrettate.

Bhe, devo dire che la mia vita è stata decisamente movimentata ed intensa, da quel giorno dell’estate del 83. Dotata di portapacchi e sempre carica come un mulo, ero usata come auto tuttofare nella impresa edile. Una esistenza difficile, ho visto crescere e costruire centinaia di case sotto i miei fanali, ho trasportato per chilometri e chilometri quintali e quintali di cose, ma non ho mai mollato, sempre pronto, sempre vigile, e poi, il gentile Emilio, si prendeva in continuazione cura del mio cuore. Olio, filtri, acqua, liquido freni, pressione gomme, candele, e cinghie, sempre cambiate con regolarità e costanza. Ero stanco, ma ero felice di essere trattato così. E poi qualche domenica capitava anche qualche uscita straordinaria.
Il tempo passava, la ruggine incominciava a mostrarsi in qualche punto della carrozzeria, le sospensioni indebolite, il colore mi sbiadiva, ma dentro batteva un guerriero e una promessa.
Purtroppo non ho mai tenuto fede fino in fondo al mio patto. Successe infatti che a causa di una cinghia difettata, mi bloccai su una statale. Non era colpa mia, ma il patto era rotto. Pensai che da li i problemi sarebbero cominciati, ma il mio pessimismo era decisamente fori luogo. Emilio invecchiava, le figlie crescevano, erano patentate, e una delle tre uccise 132, la “giallona”, fusa. Avevo il terrore di essere preso in mano da loro, non si prendevano cura di me. Per fortuna tutte si sistemarono presto, vidi i loro figli, e non più i loro piedi. Non ancora in pensione, rendevo i miei servigi sempre più raramente. Poi, la disgrazia. Emilio cadde di schiena da una impalcatura di tre metri. Rimase fermo nel letto per qualche mese. Da allora le uscite divennero sempre meno piacevoli, meno lunghe, più lente e meno attente. Le sue gambe faticavano a portare il mio padrone, come le gomme sgonfie affaticano e rendono vani gli sforzi del motore.
La fatica era tale che fu costretto a vendere la casa in campagna, non riusciva più a fare i 15 gradini che lo separavano dalla camera da letto, e la sua signora non aveva mai preso la patente. Si trasferirono in paese, al primo piano di un appartamento.

A volte uscivo, mi portavano in giro, ma passavo sempre più tempo in garage che on in strada, come prima.
Poi, un giorno, entrò nel garage uno dei tanti nipoti di Emilio. Mi guardava di sfuggita, come non interessato. Capivo che oramai era giunta la mia fine. Una vita di stenti pronta a diventare rottame o peggio sbudellata e sviscerata per usare i miei pezzi per ricambi. Passai giorni e giorni chiusa nel garage, ma sempre più spesso diventano frequenti le visite del nipote. E ogni volta che apriva la basculante, il suo sguardo diventava sempre più intensamente interessato, curioso.. Entrava, si accomodava nel sedile rovinato e mangiato dal tempo e dall’uso esagerato, e accarezza il pomello, i pedali e il volante come Emilio aveva fatto la prima volta. Mi ispezionò da cima a fondo. Provò addirittura ad accendermi. Bel coraggio il giovane sfacciato, che non aveva neppure la patente! Secondo lui la batteria era ancora buona, certo! Come no! Infatti non si mosse nulle, solo le spie di olio, freno a mano e alternatore in ricarica erano accese, ma la batteria era troppo spompata e vecchia per poter dare lo spunto necessario.
A quanto pareva, però il giovane era ben attrezzato. Infatti uscì per pochi secondi e rientrò con una batteria nuova fiammante! Mi colava l’olio dalla coppa dalla felicità. Mi spinse con forza fuori, e mi sostituì la batteria. Si portò al posto di guida, controllò la folle, schiacciò la frizione, inserì la chiave, chiuse gli occhi e girò….Mi sentivo rinato. Il mio motorino d’avviamento girò con violenza, i pistoni si alternarono nei cilindri e le candele bruciarono benzina per la prima volta dopo tanto e tanto tempo. Ero felice, ma acciaccato. Dalla marmitta emisi un sacco di cupo fumo nero, sembravo un diesel, ero imbarazzante. Ma che mie rese felice era il volto soddisfatto del ragazzo, che corse in casa a chiamare Emilio e la moglie, Maria, ero felice,ero molto felice. Vedevo le lacrime scorrere sul viso di Emilio e per poco anche io mi sono messo a singhiozzare. Ooh, ragazzi … che gioia! Quelle lacrime mi ricordarono il patto stretto in segreto tra me e Milio il giorno che mi comprò. Che emozione. Che gioia. Da allora capitò sempre più spesso che il ragazzo entrava, mi accendeva, mi scaldava il cuore e poi mi spegneva e se ne andava. Restava minuti, ore seduto nullo scomodo sedile a parlarmi e a coccolarmi. Pensate, mi voleva rifare bello! Incredibile!!! Ero (e sono ancora) un vecchio rudere arrugginito, e lui mi rivuole portare allo splendore, hahaha. Lo credevo uno scherzo. E invece ci provò davvero. Prima ancora di andare a scuola-guida, mi portò in una officina per la sistemazione. Haimè però, la dentro non credevano tanto quanto me o Vincenzo, che mettermi “in tiro”, sarebbe stata una gran cosa. Fecero un lavoro approssimato, poco curato. Sia io che Vincenzo ne eravamo delusi, e io più di lui. Poi venni portato da un validissimo meccanico, che mi controllò per bene, ma di problemi non ne avevo proprio! Comunque venni dotato di un grosso bombolone di GPL, e venni messo a riposo nuovamente nel garage di Emilio: ero pronto per rifare il mio ingresso in società.

Passarono alcune settimane, e finalmente arrivò il mio momento, il nostro momento. Vincenzo prese la patente, arrivò da me il giorno dopo, probabilmente era molto impegnato il giorno prima. Mi guardò con una soddisfazione e orgoglio unici. E finalmente, dopo mesi e mesi di prove immaginarie e manovre semplici nel piccolissimo parcheggio del condominio, ripresi a mordere l’asfalto. Non era un bravissimo guidatore, ma nel complesso se la cavava. Calma e pazienza, ci voleva molta calma e pazienza. Poi ci prese la mano e qualche bel tiro di troppo e troppo spesso. Sapevo che lo faceva solo per il “brivido” di sentire la il mio posteriore scodare appena possibile. Ma sono solo un povero 1300 da meno di 80 cv, e di numeri non ne posso fare, e a quanto pare anche lui lo ha capito, e adesso mi rispetta, mi capisce mi cura, mi coccola, mi dimostra di tenerci veramente a me. Vuole pure fare la pazzia di restaurami tutto, di cambiare tutto ciò che non và di ridarmi una ulteriore nuova vita. “Dai, Vincenzo, proviamoci! E vedrai …… Se mi tratti come si deve, non ti deluderò mai!”


Testo scritto e ideato UNICAMENTE ed ESCLUSIVAMENTE da ME.
Scusate errori, o altro, ma non l’ho neppure riguardato o riletto.


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Re: Storia di una 131

Messaggio Da VidiV il Mer Set 14, 2011 1:54 pm

Ps: dalla battitura originale datata 9 Dicembre 2008, non ho mai eseguito una correzione del testo.
Mi riprometto di verificarlo, di condirlo dove è scondito e di rendere ancora più scorrevole il testo.

@Dade, sai che se non ti fosse venuto il dubbio che il testo sul Rombo circa la sua origine, non mi sarei ricordato di questo testo? Smile Grazie!


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Re: Storia di una 131

Messaggio Da pandino900 il Mer Set 14, 2011 9:10 pm

che bella storia, a momenti sembra proprio che sia stata scritta dalla 131 Very Happy
Anche a me piace pensare che abbiano un'anima, infatti vanno coccolate e accudite spesso Wink e loro ringraziano
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Re: Storia di una 131

Messaggio Da VidiV il Gio Set 15, 2011 8:30 am

pandino900 ha scritto:che bella storia, a momenti sembra proprio che sia stata scritta dalla 131 Very Happy
Anche a me piace pensare che abbiano un'anima, infatti vanno coccolate e accudite spesso Wink e loro ringraziano
Il modo migliore per scrivere una storia su una vettura, penso sia immedesimarsi in essa. Non è facile, ma basta provarci Wink .
A proposito di vetture con un anima, ti rimando a questo bel post Wink .
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Re: Storia di una 131

Messaggio Da Pluto127 il Gio Set 15, 2011 11:52 am

L'avevo letto allora e l'ho riletto anche oggi tutto di un fiato!
Complimenti! Wink
Ti auguro che la bella Mirafiori CL possa tornare presto bella come un tempo! Smile
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Re: Storia di una 131

Messaggio Da 131A000 il Gio Set 15, 2011 12:02 pm

Scrivi davvero bene Boss! Una domanda da straniero, perché l'hai scritto alla prima persona del maschile? In Francese, una macchina (une voiture) scriverebbe da femmina...
So che ne abbiamo parlato tempo fà se dire "la 131" o "il 131"... Per le vetture sportive veniva "il", per le più tranquille era "la 131"....

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Re: Storia di una 131

Messaggio Da VidiV il Gio Set 15, 2011 1:56 pm

Grazie Wink .
Diciamo che ho usato l maschile perchè lo sento più vicino a me. Ok, corretto sarebbe stato un femminile probabilmente, ma sai com'è, le "licenze poetiche" fanno passare per nero il bianco, e il bianco per nero! Wink


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Re: Storia di una 131

Messaggio Da sentrentu il Sab Set 17, 2011 6:37 pm

Bravo,veramente bravo Wink ,quasi quasi mi hai commosso,perchè l'ho letto con il cuore I love you
Potresti scritturarlo a qualche Regista,perchè la storia è bellissima e sicuramente,se dovesse andare in porto,sarà un Film fantastico per qualsiasi appassionato di vetture o semplicemente per chi ha la patente Wink
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Re: Storia di una 131

Messaggio Da toivonen83 il Dom Set 18, 2011 9:51 am

Bellissimo! Bel testo, autore "tosto" e vettura STUPENDA! Lunga vita alla 131!

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Re: Storia di una 131

Messaggio Da VidiV il Mar Set 20, 2011 1:31 pm

Grazie ragazzi, sono contento che vi sia piaciuto!! Smile
Credo che presto scriverò altre storie del genere Wink, visto che piace!


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Re: Storia di una 131

Messaggio Da Maurizio1600tc il Dom Ott 23, 2011 5:28 pm

Carina davvero complimenti...... Wink
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Re: Storia di una 131

Messaggio Da nickalfa il Sab Mar 03, 2012 9:40 am

la vedo bene come storia per bambini ( perchè noi cosa siamo). Bisognerebbe adeguarla un poco, ma suonerebbe un po' come un CARS all'italiana.
A casa mia si diceva il 124 perchè quando si corre si va col socio.

Comunque... passo la mail alla mia GTV, ceh è femmina in quanto provocatrice e dotata di quattro occhioni tondi, perchè è interessata a conoscere il tuo 131 CL. Si sa che dopo una certa età le donne sanno diventare sfacciate!


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Re: Storia di una 131

Messaggio Da VidiV il Sab Mar 03, 2012 10:53 am

nickalfa ha scritto:A casa mia si diceva il 124 perchè quando si corre si va col socio.
Hahahaha,giusto!! Wink Bhe, diciamo che tipo 4 anni fa, quando lo avevo scritto, preservavo ancora una forte nota romantica, dettata dalla mia situazione emotiva all'epoca.
Se dovessi riscriverla ora, la cambierei ma non troppo, proprio per l'amore "platonico" che ho con la vettura in questione.
Adesso mi sto cimentando in una impresa che richiede mooooooooolto tempo, ed è questa: [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link] Wink .


nickalfa ha scritto:Comunque... passo la mail alla mia GTV, ceh è femmina in quanto provocatrice e dotata di quattro occhioni tondi, perchè è interessata a conoscere il tuo 131 CL. Si sa che dopo una certa età le donne sanno diventare sfacciate!
Perchè, gli uomini no? Wink Più passa il tempo, più diventiamo dei..... pig ... ecco! Laughing
Il mio giovincello attenderà la mail, allora! Wink


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